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Valpolicella, il vino di Verona

Autore: Alessio Corazza – Twitter

In un dizionario dei sinonimi, alla voce “Verona”, dovrebbe essere accoppiata la parola “vino”. Noi veronesi impariamo a conoscerlo fin da giovani e il fatto che Verona sia la prima provincia italiana per la produzione vinicola, ci rende particolarmente orgogliosi. Certo che ci sono talmente tante cantine e varietà che, al momento di ordinare una bottiglia al ristorante, ci si può sentire persi. Da dove cominciare, quindi, per orientarsi e capirci qualcosa?

Probabilmente, dal Valpolicella. E’ il nostro vino – rigorosamente rosso – più popolare. Quello con cui ci identifichiamo di più, anche se esistono tanti altri vini veronesi famosi, come il Soave o il Bardolino. Il Vapolicella prende il nome dalle colline, a nord ovest della città, dove vengono coltivate le sue uve (anche se la zona di produzione, con il tempo, si è ampliata). Ma non basta dire “Valpolicella” perché ne esistono tantissime varianti.

Fino a qualche decina di anni fa, era tutto più semplice. Ricordo bene che mio nonno, un piccolo vignaiolo della Valpolicella come tanti, produceva al massimo due tipi di vino: il “classico” e il “Recioto”. Il primo era il vino di tutti i giorni, di gradazione leggera, che accompagnava i pasti, ma che si poteva bere in qualunque momento della giornata. Il secondo, era il vino che delle occasioni speciali: sicuramente, quando sono nato, la mia famiglia ne ha stappato una bottiglia in mio onore. E’ uno dei rarissimi vini rossi dolci e viene realizzato con una speciale e complessa tecnica di appassimento delle uve.

Al giorno d’oggi, la situazione è molto diversa, più varia e complessa: io stesso scopro nuovi tipi di Valpolicella ogni giorno. Di certo, il “re della Valpolicella”, che negli ultimi anni ha goduto di un incredibile successo internazionale, è oggi l’Amarone. Realizzato con la stessa tecnica del Recioto, ha un retrogusto amarognolo (come dice il suo nome) ed è un vino forte, strutturato, complesso, che rivaleggia con i migliori Chianti e Barolo, anche nel prezzo. E’ il vino che ho in tavola quando ho amici a cena e voglio fare bella figura.

Ma non è tutto. Perché, con l’evoluzione delle tecniche di produzione, sono sfociate negli ultimi anni nuove varietà di Valpolicella. C’è, ad esempio, il Valpolicella “Superiore”: è un’evoluzione del “Classico”: molti lo ordinano pensando sia superiore anche la qualità, ma in realtà la vera differenza è l’affinamento in botti di rovere. Un’altra varietà piuttosto conosciuta è il “Ripasso”: un Valpolicella classico lasciato riposare nelle vinacce dell’Amarone.

Parlando di vino, mi è venuta sete… Se devo comprare una bottiglia per andare a una cena o ad una festa, faccio tappa spesso all’enoteca Dal Zovo in viale della Repubblica, una sorta di tempio laico per gli amanti del vino, con una varietà e una qualità probabilmente senza rivali. Se invece voglio assaggiare qualcosa di nuovo, mi fermo a SignorVino in corso Porta Nuova, che ha etichette meno conosciute ma, forse proprio per questo, tutte da scoprire. Cin Cin!

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