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Un weekend alternativo alla scoperta dei nuovi locali di Verona

Qualche settimana fa ho ricevuto la gradita visita dall’estero di un amico che non vedevo da un po’ di tempo. L’avevo più volte ospitato a Verona, quindi non mi rimaneva molto da mostrargli in termini di monumenti, musei, ristoranti tipici, tour nelle cantine. Tutto già visto e metabolizzato. Allora ho provato a fargli conoscere alcune cose nuove che stanno succedendo in città e che sono particolarmente apprezzate dai veronesi.

Il mio amico arrivava la sera tardi in aeroporto quindi ho pensato di portarlo a bere un drink. Da tempo avevo sentito parlare di questo nuovo cocktail bar chiamato Soda Jerk, sempre aperto fino a tardi ma piccolo e frequentato al punto che bisogna sempre prenotare. Ho pensato fosse una buona occasione per testarlo. E’ un posto affascinante. Fuori non c’è un’insegna, l’unico modo per sbirciare dentro è un piccolo oblò. La porta è chiusa, per entrare bisogna suonare un campanello. Ecco che, una volta entrati, pare di essere parte di una società segreta, fatta di cultori di cocktail che, qui, sono delle piccole opere d’arte.

Il giorno dopo, ho organizzato per il mio amico una visita alla cantina vinicola Pasqua, poco fuori Verona. La cosa particolare è che qui, oltre a poter assaggiare l’ampia gamma di vini della casa, c’è la possibilità – accompagnati e guidati da un enologo – di potersi creare il proprio vino. Noi abbiamo scelto una base di uva corvina (quella tipica della Valpolicella) e l’abbiamo opportunamente miscelata con del Cabernet e del Merlot. Ne è uscito un mix irripetibile. E ora, conservo la bottiglia col mio nome e il tappo sigillato in ceralacca, per le migliori occasioni.

Capitolo cibo: a Verona, negli ultimi tempi, sono nati molti locali dove che propongono una cucina creativa ma fatta a partire da ingredienti del territorio. Abbiamo avuto il tempo di provarne un paio. Il primo è un’hamburgheria molto hip, vicina al teatro Romano, che si chiama Buns. Non solo gli ingredienti sono tutti locali, dalla carne al formaggio (tutto proveniente da allevamenti della Lessinia, le montagne sopra Verona), ma anche le ricette prendono ispirazione dalla tradizione: noi, ad esempio, abbiamo provato un hamburger marinato nell’Amarone. L’altro posto è Tapasotto, un bistrot aperto in centro dal più noto chef di Verona, Giancarlo Perbellini che – sullo stile di un tapas bar spagnolo – propone alcune sue creazioni a prezzi abbordabilissimi. Ricordo in particolare una tartare di cavallo e un fritto di carciofini.

Alla sera, siamo poi andati a sentire un po’ di musica dal vivo. Quand’ero ragazzo, Verona era piena di piccoli locali dove, occasionalmente, venivano organizzati concertini. Con il tempo, si sono decimati a causa delle proteste dei residenti e a favore di altre attività più redditizie, come fast-food e pizzerie. Così ho accolto come una ventata d’aria fresca l’inaugurazione del Cohen (intitolato a Leonard Cohen, il cantautore canadese scomparso nel novembre 2016), vicino a piazza Corrubbio, una zona di Verona a ridosso del centro che sta vivendo una rinascita. Qui la musica è sempre di casa, in particolare il weekend (qui il programma): sul palco si alternano in particolare gruppi folk, country e jazz. La cosa migliore è prenotare un tavolo sulla balconata e assistere alla performance dall’alto, sorseggiando un drink. Ma vale la pena anche esplorare il locale nei suoi dettagli, dal suo mercatino di vinili usati ai menù che sono stampati con le copertine di grandi dischi del passato.

Il mio amico è stato davvero soddisfatto del suo fine settimana veronese, così diverso da come se lo era immaginato. E poco prima di andarsene mi ha fatto un grande complimento dicendomi: “Non avevo davvero idea che ci fossero dei posti così a Verona”.

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