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La città dell’Amore

C’è un palazzo medievale, nella centralissima via Cappello di Verona, che ha un cortile interno su cui si affaccia il balcone probabilmente più famoso del mondo. È un luogo visitato ogni anno da milioni di innamorati e durante il periodo di San Valentino diventa meta di un pellegrinaggio dei sentimenti che non ha eguali.

La cosa che mi ha sempre colpito del Balcone di Giulietta – perché è di questo che sto parlando – è il suo potere evocativo e simbolico a fronte di una finzione totale e conclamata. William Shakespeare non è mai stato a Verona. I suoi Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti sono personaggi frutto della sua invenzione (anche se, nel palazzo di via Cappello, ci abitava effettivamente una famiglia veronese chiamata Cappelletti). Il balcone stesso è stato aggiunto nel Novecento.

Insomma, a voler essere rigorosi, non c’è niente di più falso della Casa di Giulietta (come per altro della Tomba di Giulietta e della meno nota Casa di Romeo). E allora perché esercita questo fascino apparentemente inscalfibile? Perché c’è la coda per toccare il seno alla statua bronzea di Giulietta? Perché i visitatori ricoprono di scritte, graffiti, adesivi, lucchetti le pareti del cortile, senza che nessuno riesca a fermarli?

Forse perché il fatto che Verona sia, agli occhi di molti, “la città dell’Amore”, non è il frutto di un’operazione commerciale, sebbene a posteriori quella di Shakespeare sia stata per Verona la più grande operazione di marketing della storia. È l’effetto di un simbolo potentissimo e immortale, in cui milioni di persone continuano a riconoscersi.

Oggi Verona sta imparando a gestire questa grande eredità. L’amministrazione comunale sta valutando progetti che puntano a cambiare in modo radicale il volto della Casa di Giulietta, principalmente introducendo un biglietto per entrarci. Capisco che, quando un fenomeno diventa così di massa, si voglia trovare un modo per governarlo e, possibilmente, per ricavarci dei quattrini. E tuttavia non vorrei che il luogo, diventando a tutti gli effetti un’attrazione turistica “ufficiale”, perda un po’ della sua poesia. In ogni caso, è un progetto ancora a lungo termine: per adesso, il cortile di Giulietta resta così com’è: affollato, un po’ kitsch e gratuito.

Non è poi detto che, capitando a Verona nei giorni di San Valentino, la visita si debba esaurire rendendo omaggio al mito dell’eroina shakespeariana.  Ogni anno, in questo periodo, viene organizzata un’apposita rassegna chiamata “Verona in love”, con iniziative, concerti, proiezione di film, il tutto pensato per le tante coppie di innamorati che visitano la città in questo periodo.

Allo stesso modo, alcuni dei luoghi più romantici della città – come la cappella dei Notai, gioiello dell’arte settecentesca dentro Palazzo della Ragione o la tomba di Giulietta – sono stati resi disponibili per chi voglia celebrare qui il proprio matrimonio (l’iniziativa è stata chiamata “Sposami a Verona”).

E comunque, quella di Romeo e Giulietta non è per altro l’unica leggenda di amore fatale ambientata a Verona. C’è quella che, attorno all’anno 1500,  vede protagonista un giovane soldato dell’esercito del Sacro Romano Impero, Corrado di San Bonifazio, che si innamora della bella Isabella ma che, di fronte al rifiuto di lei, si getta in un pozzo. Isabella, commossa da quel sacrificio, lo segue, tuffandosi a sua volta nell’acqua gelida.

Oggi, quello per tutti è il Pozzo dell’Amore. Si trova nascosto in fondo a un vicolo cieco in uno degli angoli più belli del centro storico di Verona. Un tempo, passandoci, ci si poteva gettare al suo interno una moneta ed esprimere un desiderio. Adesso il pozzo, per evitare pellegrinaggi sgraditi ai residenti della zona, è stato chiuso. Ma in qualche fessura, tra le assi di legno, si può ancora far passare qualche centesimo di rame. Un desiderio a buon mercato, per vedersi ricambiare un amore non corrisposto o cementarne uno già sbocciato, non ce lo si può lasciar scappare.

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