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La Cité Frugès a Pessac

Nonostante sia stata classificata come patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, la Cité Frugès è ancora poco conosciuta dagli abitanti della regione di Bordeaux. Io l’ho scoperta anni fa e devo ammettere che questo quartiere potrebbe sorprendervi.

Situata alla periferia di Bordeaux, nel comune di Pessac, la Cité Frugès è un insieme di case costruite da Le Corbusier e inaugurate nel 1929. Ne avevo sentito parlare ma non avevo mai approfondito fino a quando non me ne ha parlato il mio amico William. È stato lui il precursore della restaurazione e del riconoscimento di questo quartiere che era stato lasciato all’abbandono.

Sedotto da quest’architettura rivoluzionaria basata su una nuova concezione di abitare, Le Corbusier acquista un “arcade”, nome dato a un tipo di edificio della Cité, e si lancia nella sua rinnovazione per andarci a vivere nel 1974, prima di farlo classificare come Monumento storico nel 1980. William ha dedicato molto tempo a documentarsi, soprattutto presso la Fondation le Corbusier, per non tradire il pensiero di Le Corbusier. Oggi è l’unico a preoccuparsi della conservazione dell’architettura originale. Il quartiere è in rovina e le case ancora occupate sono state danneggiate dai loro vari proprietari o occupanti.

Per esempio, ho visto sulla facciata di una di queste case una lampada rustica per illuminare la porta d’ingresso. Un’aggiunta che avrebbe inorridito Le Corbusier, un tradimento di quello che aveva fatto. Alcune finestre sono state trasformate, mentre degli edifici presentano delle piccole aggiunte volte a ingrandire le case. In difesa degli occupanti, si deve riconoscere che queste modernissime case per il tempo con bagni, garage, riscaldamento generale, terrazza sul tetto e grandi finestre con forme geometriche e colori inusuali sono difficili da gestire.

Dopo anni di utilizzo, le case della Citè Frugès non se la passano bene. Le terrazze sul tetto non sono sempre impermeabili e quando piove possono verificarsi delle perdite negli alloggi. Le grandi finestre che lasciano entrare la luce naturale, non sono perfettamente sigillate e lasciano passare le correnti d’aria mentre gli infissi di ferro arrugginiscono. Ecco da dove nasce la tentazione di trasformare e cambiare le loro dimensioni.

Ho avuto un’altra opportunità d’interessarmi alla Cité Frugès quando ho scritto un articolo pubblicato dalla Revue Archéologique di Bordeaux sulle Arti decorative di Bordeaux all’inizio del XX secolo. Henry Frugès, il committente di Le Corbusier che ha dato il suo nome al quartiere, è stato molto coinvolto nella vita culturale di Bordeaux. Questo industriale dello zucchero finito in rovina e amante della pittura, si era fatto costruire un hôtel particulier facendovi lavorare i grandi decoratori del tempo. Se per la propria casa aveva scelto uno stile opulento e ricco, a cavallo tra Art Nouveau e Art déco, si era orientato verso la modernità trionfante e minimalista per queste unità abitative destinate a degli operai. Il progetto venne considerato una follia e il quartiere fu ribattezzato “il rigolarium” o “i pezzi di zucchero di Frugès”.

Quando mi sono recato a La Chaux-de-Fonds, in Svizzera, per scoprire il suo bel patrimonio in stile Sapin, il nome locale dell’Art Nouveau, non ho mancato di visitare i primi edifici di Le Corbusier, quando si chiamava ancora Charles-Edouard Jeanneret. Un nativo di La Chaux-de-Fonds, è lì dove ha fatto le sue prime esperienze prima di lasciare la città, a seguito di alcuni dispute sui suoi progetti, e di stabilirsi in Francia.

Negli ultimi anni, la città di Pessac ha acquisito un edificio stile “grattacielo” aperto ai visitatori e s’interessa a questo patrimonio il cui carattere unico è stato riconosciuto dall’UNESCO nel luglio 2016.

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